Negli ultimi anni, dopo aver lasciato Andy nelle mani di Lendl e co., Judy Murray si è dedicata con anima e corpo alla diffusione del tennis sia in Scozia che in tutto il resto della Gran Bretagna, con numerose campagne e programmi – come Tennis on the Road – alcuni dedicati solo alle ragazze come “Miss-Hits” e “She Rallies”. A quanto pare però le cose da cambiare sembrerebbero ancora molte, a cominciare dai piani alti della LTA, la federazione britannica.
Con l’imminente partenza del presidente della LTA, Michael Downey, non è da escludere che mamma Judy stia pensando a prendere il suo posto: “Una donna a capo dell’organizzazione? Sarebbe fantastico”, conferma Judy. “Dando un’occhiata alle otto persone che sono a capo della federazione, si nota subito che c’è solo una donna e si occupa delle relazioni umane, perciò nessuna donna ha veramente voce in capitolo”.
Judy crede nel fatto che le donne debbano essere coinvolte nei processi decisionali: “Johanna Konta e Jessica Ennis (campionessa olimpica di atletica, ndr) rappresentano dei modelli per il pubblico, ma ciò che per me è ancora più importante è che le donne abbiano ruoli chiave nei processi decisionali, poiché loro penseranno a agiranno nell’interesse delle donne stesse”. Un esempio, secondo lei, è la squadra di Fed Cup, di cui è stata capitana fino al 2016: “È stato molto importante che il ruolo di capitano non sia andato a un uomo, poiché ci avrebbe fatto tornare indietro. Dobbiamo dimostrare alle donne che intraprendono la carriera di coach, che esiste un modo per riuscirci. Devono pensare ‘ci posso riuscire così come ci è riuscita lei prima di me’”. “Non è un caso poi che le nostre migliori ragazze vengano da luoghi in cui il coach è una donna, come succede a Bolton (dove è cresciuta Naomi Broady): là a capo di tutto c’è Suzi Riley e non è una coincidenza. Abbiamo bisogno di più Suzi Riley in tutto il paese per avere un ambiente più orientato verso le ragazze”.