Cambio di stagione, cambio di superficie, cambio di coach. Piccola rivoluzione sulle panchine baltiche, all’approccio del mesetto erbivoro. Il rapporto tra Jelena Ostapenko e David Taylor, decorato coach già al servizio di Samantha Stosur (con tanto di US Open vinto nel 2011) e Naomi Osaka, non ha funzionato granché bene: sei mesi, da metà dicembre ai giorni nostri, conditi da risultati modesti, se si eccettua la finale giocata e persa a Miami contro Sloane Stephens. Il patatrac più rumoroso a Parigi, un paio di settimane fa: campionessa uscente, Aljona è stata estromessa al primo turno da Kateryna Kozlova finendo per vincere l’umiliante “cucchiaio di legno”, riservato a chi inaugura la catena di giocatrici sconfitte destinata a protrarsi fino all’atto conclusivo (dopo Ostapenko sono cadute come in un tragicomico domino, una dopo l’altra, Kozlova, Siniakova, Strycova, Putintseva, Keys e Stephens).
Passata in meno di un anno attraverso le cure di tre coach, da Anabel Medina ad Andis Juska fino a David Taylor, appunto, la numero 12 della classifica WTA non sembra aver ancora scelto il nome del prossimo mentore. Probabile che la madre Jelena Jakovleva, sua prima allenatrice in costante supervisione anche in presenza dei professionisti sopracitati, finisca per rivestire il ruolo di soluzione-ponte per le prossime settimane.
Cambia anche Anett Kontaveit: la tennista estone, attualmente occupante la posizione n.24 del ranking, ha lasciato Glenn Schapp per proseguire insieme a un coach di fama quale Nigel Sears, già al fianco di Hantuchova, Ivanovic e, recentemente, Makarova. La scelta ha preceduto di pochi giorni una batosta morale non indifferente, anche se non paragonabile a quella subita da Ostapenko a Parigi: giusto ieri, la giocatrice di Tallinn è stata eliminata da Veronika Kudermatova nel primo turno al torneo di ‘s-Hertogenbosch, dove si presentava da detentrice del titolo.