L’onda lunga del Covid-19 (o coronavirus) si sta ripercuotendo un po’ in tutto il mondo e non solo in Europa (e specialmente in Italia, purtroppo). Anche negli Stati Uniti il problema inizia ad essere avvertito tant’è che si è deciso di non far disputare l’edizione 2020 del torneo di Indian Wells, primo Masters 1000/Premier Mandatory stagionale. La decisione però è stata accolta con un certo scetticismo dagli statunitensi, che probabilmente a livello “popolare” (ma anche istituzionale fino a poco fa) non percepiscono ancora il rischio effettivo dell’epidemia. Però Trump, dopo tanti tentennamenti, ha deciso di… Lo racconta Vanni Gibertini.
Cosa ha spinto dunque gli organizzatori a cancellare il torneo? La stessa repentinità lascia presupporre che ci siano stati uno o più contagi interni al torneo (non confessati…)o che gli avvocati del BNP Paribas Open abbiano insistito per tutelarsi in anticipo, vista e considerata anche l’età media piuttosto elevata degli abitanti della Coachella Valley. Quanti soldi avrebbe dovuto pagare Larry Ellison se si fosse potuto provare che – pur potendo cancellare l’evento – più spettatori fossero rimasti vittime del contagio e per via del numero la cosa non fosse apparsa casuale?
Cosa sarà del prize money per i giocatori? Il torneo verrà giocato in altra data? Quali sono le conseguenze e le prospettive per i giocatori azzurri impegnati nelle trasferte? Vero che i giocatori hanno protestato vivacemente con ATP e WTA per la decisione presa e comunicata all’ultimo momento? A tutte queste domande (e anche ad altre) ha risposto Vanni Gibertini, inviato a Indian Wells, raggiunto telefonicamente dal Direttore Ubaldo Scanagatta.