1) La delusione delle giocatrici di vertice
Premessa necessaria: il ragionamento che segue non è fatto per togliere meriti alle protagoniste dei due tornei arabi, i WTA 1000 di Doha e di Dubai, quanto per provare a capire perché le giocatrici attualmente in cima al ranking abbiano tutte deluso.
Alla vigilia degli impegni arabi questa era la classifica delle prime otto: Sabalenka, Swiatek, Gauff, Paolini, Pegula, Keys, Rybakina e Zheng. Ebbene, non soltanto nessuna di loro è riuscita a vincere uno dei due tornei, ma nessuna è nemmeno arrivata in finale. Su due eventi affrontati, Swiatek si è affacciata una volta in semifinale: a Doha, battuta seccamente dalla “bestia nera” Ostapenko (cinque confronti, cinque sconfitte). Stesso risultato (semifinale) per Rybakina a Dubai, eliminata da Andreeva. Le altre si sono perse per strada sin dai primi turni.
Come mai? Direi che si potrebbero ipotizzare tre cause per queste controprestazioni. Cause che non sono alternative fra loro, ma che si potrebbero tranquillamente sommare. Prima causa: per quanto la WTA abbia deciso di accorpare in un’unica categoria i WTA 1000, rimane comunque una gerarchia non scritta che continua a identificare i tornei a livelli differenti. Perché se è vero che vincere a Doha o, per esempio, a Indian Wells, significa conquistare sempre 1000 punti nel ranking, sul piano economico non è certo la stessa cosa: nel 2024 il montepremi per la vincitrice in Qatar era poco più di 500 mila dollari, mentre in California era 1 milione e 100 mila dollari. E quando c’è in palio il doppio del danaro è comprensibile che una tennista professionista cerchi di pianificare i picchi di forma di conseguenza.
Seconda causa: la posizione dei tornei nel calendario. La mia sensazione è che molte delle giocatrici di vertice non siano riuscite a ricaricare completamente le batterie dopo la trasferta australiana. Una trasferta che probabilmente ha lasciato cicatrici più o meno profonde in tutte loro, Keys a parte. Ma proprio Madison Keys, la vincitrice dell’Australian Open, ha deciso di rinunciare alla trasferta in medio oriente per un problema al tendine del ginocchio. Per tutte le altre quindi si trattava di smaltire delusioni e dubbi, e forse sarebbe stato necessario avere più tempo a disposizione per liberarsi dalle scorie mentali.
Terza causa: la cornice di pubblico. Spesso le partite in Arabia si svolgono con una presenza di spettatori piuttosto scarsa. E questo può incidere sulle partite: quando le energie agonistiche sono limitate e si fatica a trovare interiormente la capacità di dare il massimo, può venire in soccorso la partecipazione del pubblico; il coinvolgimento degli spettatori può essere contagioso, e contribuire ad accendere un match in maniera decisiva. Ma quando gli spalti sono semivuoti l’effetto rischia di essere contrario e deprimere ulteriormente la situazione.
Intervistata a Dubai, Aryna Sabalenka è stata schietta in proposito: “(In questo periodo) non sono così affamata quando scendo in campo. Non riesco a essere concentrata al 100% sul match, e le decisioni che prendo non sono sempre le più giuste”. E quindi? Sicuramente in Arabia le giocatrici sulla carta più forti non sono state all’altezza, ma prima di ipotizzare rimescolamenti al vertice penso sia meglio aspettare. Innanzitutto vediamo cosa accadrà durante il Sunshine Double (Indian Wells e Miami), poi si potrà cominciare a capire se i tornei appena disputati sono stati un segnale concreto di crisi ai piani alti o invece una fase nella quali le più forti hanno semplicemente avuto bisogno di rifiatare.
a pagina 2: Amanda Anisimova a Doha