Come se già gli interessati, stressati da una vita colma di aerei, hotel, campi d’allenamento, mantra positivi ed energizzanti da ripetere all’infinito alla propria protegée, e poi durante il match infiniti pugnetti da agitare a ogni punto della stessa, gesti di approvazione col capo a ogni strafalcione come dire “stai andando alla grande”, non ne avessero abbastanza: ora una nuova macumba si abbatte sulla categoria, un anatema con conseguenze montezumiane sotto forma di estenuanti coliche intestinali, una dannazione peggiore di quella occorsa ai profanatori del giaciglio eterno del faraone Tutankhamon.
Sperando di non aver dimenticato nessuna delle controindicazioni per chi raggiunge l’ambito traguardo, lunedì un tweet di Mark Petchey scuote il già precario entusiasmo della categoria degli allenatori, che coltivano, al di là dei modestissimi compensi che ricevono, il sogno di essere eletti coach dell’anno WTA.
Mark Petchey, che a Wimbledon seguirà da vicino le gesta di Raducanu… intanto: chi è Petchey? Risposta: tennista di punta del movimento inglese anni Novanta con miglior classifica al numero 80, nel 1994 (ha battuto Stich e Chang, tra gli altri, not too bad). Mark Petchey dicevamo, si è accorto che dal 2018 a oggi i coach decorati a fine stagione hanno perso il posto l’anno successivo.
È accaduto a Sasha Bajin dopo un anno d’oro nel corner di Naomi Osaka e l’anno dopo a Craig Tyzzer, aio di Ashleigh Barty nel 2019. Poi Piotr Sierzputowski messo alla porta da Iga Swiatek nel 2021, anno d’oro di Conchita Martinez con Garbine Muguruza. Defenestrata (in senso figurato) a sua volta nel 2022, anno al termine del quale viene premiato David Witt per il lavoro con Jessica Pegula. E mentre Jessie si libera di David, nel 2023 Iga non perdona chi l’aiuta a vincere e anche Thomas Viktorowski, medaglia d’oro dell’anno, raccoglie i suoi stracci e cambia aria nella seconda parte del 2024; e da poche ore la stessa sorte tocca a Renzo Furlan, artefice delle entusiasmanti scorrerie di Jasmine Paolini nel 2024. Coincidenze?
Ci siamo permessi di scherzare: in certi casi un anno straordinario si intreccia alla consapevolezza di aver toccato davvero il cielo con un dito e alla sensazione di aver bisogno di nuovi stimoli per ritrovare la fame, per ripartire da zero con una nuova scala per il paradiso (Led Zeppelin). Insomma, non di rado c’è qualcosa di fisiologico; però a quel gufo di Petchey gli vogliamo augurare di vincere Wimbledon con Emma e poi di bissare New York. Così, tanto per vedere tra un anno il suo nome sotto quello del nostro Renzo…