Sic transit gloria mundi. Ogni gloria è passeggera, ma forse questo concetto trova nel mondo del tennis la sua espressione più estrema. Lo mette in evidenza in modo amareggiato, e non potrebbe essere altrimenti, uno che di successi e di vittorie se ne intende, seppur la giovane età e l’ultimo momento in chiaroscuro: Carlos Alcaraz. “Hai cinque minuti per festeggiare?” “Diciamo due…”. Botta e risposta tra il detentore di quattro titoli Slam e l’intervistatore per Louis Vuitton, uno dei suoi principali partner commerciali, dove lo spagnolo ha sottolineato con una battuta la fugacità dei suoi impegni che ovviamente va a intaccare anche le vittorie, non celebrate a dovere.
“I tennisti non possono festeggiare molto i loro successi perchè finiamo un torneo la domenica e il lunedi, o il martedì, giochi il torneo successivo dall’altra parte del mondo. Finiamo la domenica sera e vai a prendere il volo per andare al torneo successivo”. Una trafila frenetica, con questa rimostranza che si sposa bene con l’annosa polemica circa il fittissimo calendario dell’ATP che non dà tregua ai giocatori. Esempio lampante fu il jet privato preso insieme con Jannik Sinner appena sconfitto nella finale di Pechino, con lo spagnolo e l’altoatesino a bordo insieme pronti per partire senza sosta alla volta di Shanghai.
Intervalli di tempo troppo brevi per godersi appieno il primo trionfo al Roland Garros, dove Carlitos ha dichiarato: “Ho i miei momenti. Dopo un buon torneo, esco e mi diverto però non è assolutamente abituale. Non sono mai uscito a festeggiare a Parigi, o in Francia. Mai“. Nessuna celebrazione in terra transalpina, ma Alcaraz dopo il Major conquistato sul Philippe Chatrier si concesse una scappata con gli amici a Ibiza per un paio di giorni. Un’eccezione a una regola troppo ferrea.